Pensieri

Il Cln di Imola nella transizione alla Repubblica, 1945 - 1946 

In questa Tesi si è cercato di ricostruire la storia del Comitato di Liberazione Nazionale di Imola fino alla chiusura della sua esperienza il 9 settembre 1946. A Imola, nel periodo della lotta clandestina, si riconobbero nel CLN: il PCI, il PSIUP, la DC, La FAI[1] e il Pd’A. Da notare che, a differenza del CLN centrale, il Comitato imolese ebbe al suo interno gli Anarchici e non vide la presenza dei Liberali. I CLN furono, in sostanza, gli organismi nei quali si sviluppò la collaborazione tra i partiti antifascisti durante il periodo dell’occupazione tedesca dell’Italia nonché gli organismi che, nelle prime settimane dopo la liberazione, cercarono, con alterne fortune, di dare l’impulso per l’inizio della ricostruzione.

I CLN cominciarono a costituirsi nel settembre 1943, sotto l’impulso dei partiti che avevano stipulato l’accordo di Roma subito dopo l’8 settembre. Fino alla cosiddetta svolta di Salerno del marzo 1944 i partiti membri del CLN centrale ebbero divergenze nei confronti della Monarchia. I partiti della sinistra, PCI, PSIUP, Pd’A, avevano mantenuto una linea di deciso rifiuto dell’istituto monarchico e della casa Savoia, al contrario, democristiani e liberali, con diverse sfumature, erano maggiormente favorevoli alla Monarchia e soprattutto al Principe Umberto. Il ritorno in Italia di Palmiro Togliatti ebbe però come conseguenza l’adozione da parte del PCI della nuova linea, fortemente voluta da Stalin, di Unità Nazionale. La questione istituzionale, si decise, sarebbe stata messa da parte fino alla liberazione.  

Gli anni 1943-1946 furono ricchi di eventi importanti per l’Italia; dal 25 luglio 1943 al 2 giugno 1946 si assistette al passaggio da una lunga dittatura, alla fine della monarchia, all’instaurazione della repubblica e, forse per questi motivi, non pochi storici hanno dedicato i loro studi a quegli anni così intensi. La storiografia dedicata alla Resistenza è infatti ampia e ha visto tra le sue file l’impegno di diversi storici di fama. Tuttavia essa non si è occupata in maniera dettagliata del problema dei CLN e nonostante storici locali abbiano cercato di descrivere la breve vita dei Comitati di Liberazione delle proprie realtà[2], manca un vera  propria corrente che abbia analizzato in modo organico il ciellenismo. Le posizioni assunte dagli storici in questi studi, almeno per la grande maggioranza di essi, si possono definire favorevoli all’esperienza dei CLN e spesso nelle descrizioni dell’assetto politico italiano del dopoguerra, in particolare del periodo apertosi dopo la caduta del governo Parri, prevalgono espressioni come “fallimento”, “delusione”, “illusioni”, “generazione tradita”. Questa tesi, “IL CLN di Imola nella transizione alla repubblica. 1945-1946”, cerca di fare luce su quel pezzo importante di storia d’Italia attraverso l’analisi di una realtà locale; si è infatti tentato di superare gli stretti confini di un territorio posto al confine tra Emilia e Romagna, quello imolese, per cercare di approdare invece a conclusioni di carattere nazionale.

La ricostruzione della storia del Comitato di Imola vuole essere perciò anche una ricostruzione della storia del ciellenismo nell’immediato dopoguerra in Italia. È bene ricordare che la realizzazione di questa Tesi è stata possibile in buona parte grazie alla consultazione del fondo CLN presente nell’archivio del CIDRA e che una analisi vera e propria dell’intera storia del CLN di Imola non era ancora stata tentata. Essa è suddivisa in tre capitoli; nel primo abbiamo cercato di descrivere, brevemente, quella che è stata l’attività clandestina del CLN durante gli anni dell’occupazione; nel secondo abbiamo cercato di ricostruire l’azione del CLN nel dopoguerra quando si attivò per la soluzione dei problemi della città distrutta dal passaggio della guerra; il terzo presenta una spiegazione di quali furono i motivi della fine dell’esperienza dei comitati e una breve analisi della provenienza politica e sociale dei membri del CLN imolese ( questi due capitoli, che costituiscono il vero cuore della tesi, sono stati realizzati attraverso la consultazione dei documenti del CLN presenti al CIDRA[3]).

L’appendice vede la presenza delle vite dei membri del CLN e di altri documenti significativi. Per il periodo clandestino non possediamo i verbali delle riunioni del Comitato perché, come è facile comprendere, ragioni di sicurezza non permettevano di lasciare documenti scritti sulla propria attività, al contrario i verbali conservati al CIDRA delle riunioni del CLN tenute nel dopoguerra ci hanno aiutato notevolmente nel nostro tentativo di scrivere la sua storia.








[1] Federazione Anarchica Italiana

[2] Si veda ad esempio il lavoro di Pierangelo Lombardi , Il CLN e la ripresa della vita democratica a Pavia

[3] Centro imolese per la documentazione antifascista e storia contemporanea

 

 

Intervento conclusivo alla Festa Lungofiume 2007

Si è conclusa l’edizione 2007 della Festa Lungofiume. Una straordinaria edizione, sia per affluenza di pubblico, sia per l’impegno del volontariato. Anche quest’anno abbiamo concluso il grande impegno della festa di federazione; 24 giorni intensi e faticosi, ma, come sempre, entusiasmanti. Una festa, quella del Lungofiume, che impegna tutte le sere non meno di 500 volontari. Quest’anno hanno lavorato alla festa 150 volontari in più. Una dimostrazione del grande impegno che gli iscritti e i simpatizzanti dei Democratici di Sinistra e dell’Ulivo hanno per una politica trasparente e pulita. Un segnale in controtendenza rispetto a tante feste. Si tratta soprattutto di un successo politico perché significa che abbiamo cominciato a costruire, proprio a partire dalle Feste de l’Unità il futuro Partito Democratico. Come dimostra anche l’alto numero di non iscritti ai Democratici di Sinistra che hanno dato il loro contributo a questa edizione del Lungofiume. 

Questa è stata l’ultima edizione della Festa de l’Unità del Lungofiume dei Democratici di Sinistra della Federazione di Imola, ma non sarà l’ultima Festa de l’Unità, come qualcuno, anche maliziosamente, ha affermato. Il prossimo anno si svolgerà l’edizione 2008 della Festa ma con una novità, sarà infatti la prima Festa col solo simbolo del Partito Democratico. Alcuni esponenti del centrodestra locale hanno polemizzato sui giornali contro la festa Lungofiume. Il loro obiettivo è semplice: le feste de l’unità non dovrebbero svolgersi perché in questo modo il futuro Partito Democratico sarebbe più debole.Vogliamo però rassicurare i nostri avversari politici: le feste de l’Unità continueranno a svolgersi anche nei prossimi anni e per molto tempo ancora.  Li invitiamo perciò a rinunciare a questo tipo di polemiche e a pensare invece a quanto male hanno fatto alla città con la vicenda di Piazza Matteotti e del monumento. 

Le feste de l’unità sono lo specchio di una forza politica che parla un linguaggio chiaro e trasparente, come quello che parleremo il 14 ottobre. In quella data nascerà il Partito Democratico con una grande festa di popolo e di partecipazione democratica e ciò, per molti versi, rappresenta una reale novità nel panorama politico italiano.Chiederemo ai cittadini, iscritti e non ai Ds e alla Margherita, di scegliere il leader del PD. In questo modo puntiamo a rinnovare la politica italiana. La destra cavalca l’antipolitica e pensa ad un Paese governato da chi può permettersi di fare politica solo grazie al proprio denaro.Noi abbiamo un’idea diversa. Noi pensiamo ad un’Italia più giusta; un’Italia nella quale chi nasce in una famiglia di operai abbia le stesse possibilità di chi nasce in una famiglia di laureati. 

Pensiamo ad un’Italia unita, moderna e giusta.   

Pensiamo ad un Paese delle opportunità e delle libertà; ad un Paese aperto al talento e al merito; ad un Paese senza conflitti generazionali, che non tronchi la grande fiducia nel futuro tipica dei giovani e che sia giusto nei confronti dei più anziani. Lo slogan della Festa di quest’anno era NATO PER UNIRE. Il Partito Democratico nasce per dare una svolta alla vita di questo Paese. In un Paese nel quale ormai quasi tutte le forze politiche non parlano più di interesse generale, ma solo di piccoli interessi di bottega e di corporazione, vogliamo costruire un partito nuovo che guardi al futuro di tutti gli italiani. 

Noi vogliamo unire l’Italia e per farlo abbiamo bisogno di un grande partito, in grado di farsi interprete degli interessi generali del Paese. Essere responsabile della festa lungofiume rappresenta sempre un grande impegno di tempo e di forze, ma ti dà soprattutto la possibilità di stare tra le centinaia di compagni che contribuiscono al successo della festa.Dall’anziano compagno che alle 5,30 è già a pulire le cipolle al ristorante la chiocciola, alla giovanissima ragazzina della Sinistra Giovanile che si diverte a servire ai tavoli della Pasticceria fino all’una di notte.  

Questa sera voglio ringraziarli tutti per il loro impegno e dire loro che è sempre un’avventura straordinaria quella di potere lavorare insieme. E forse alla fine si tratta semplicemente di una magia. Come potrebbe essere qualcosa di diverso? In un mondo nel quale gli egoismi personali e l’indifferenza sembrano aumentare sempre di più, in un mondo nel quale un povero immigrato muore per salvare la vita di bambini che stanno annegando senza avere un misero grazie dai genitori. Sembra impossibile ma ancora oggi esiste invece tanta gente che crede nella solidarietà e nella partecipazione. E non si tratta di una magia. Un grazie a tutti i volontari, alle donne Ds, alla sinistra Giovanile, ai compagni della Chiocciola, dell’Osteria, di Con Calma e con Gusto, del ristorante del Pesce e della Pizzeria e di tutte le altre numerose attività presenti alla festa, ma un grazie anche a tutti voi che avete partecipato alle nostra festa. 

Grazie a tutti e arrivederci al 2008.

Matteo Sabbatani pubblica il suo nuovo libro

 

Il mio amico Matteo Sabbattani ha pubblicato il suo nuovo libro di Poesie “Pensieri in agrodolce”. Dopo il successo del primo libro, Matteo ha deciso di cimentarsi in questa nuova impresa. Auguri per la tua carriera di poeta Matteo!

Strano affare questo «scrivere»: vedete, molte volte – proprio come adesso – ho provato a chiedermi perché, cosa mai mi prenda quando, e accade spesso, mi ritrovo a farlo, a buttar giù emozioni, sensazioni e sentimenti talmente fugaci che svaniscono in un attimo. Strano affare questo «scrivere» che, o lo fai in quell’attimo preciso e irripetibile, o non ci riesci più. Strano, pericoloso coltello a doppia lama questo «scrivere», che un po’ ti serve per dire tu chi sei e, un po’, per vomitare – mi si passi l’ineleganza del termine – quel che hai.
Strano specchio questo «scrivere»: di fronte a lui, ti guardi dentro e non puoi mentire, ma te ne puoi fregare – e, anzi, tanto meglio – se gli altri non capiscono o se gli puoi far credere d’aver capito. Già, perché a me – quando scrivo in versi e, molte volte, anche quando butto giù un semplice pensiero,…sì…, insomma, quando scrivo e punto – non importa che si capisca quel che voglio dire (per far quello ho la voce, per fortuna); no, quel che mi interessa – quando scrivo – è suscitare qualcosa in chi mi legge.
Bizzarra cosa questo scrivere: chi lo fa ci si pulisce la coscienza, è vero, ma chi legge ci va a cercare qualco-sa di suo, qualcosa che pensa tu abbia detto – o voluto dire – e che lui non ha mai avuto il coraggio di urlare.

Pensieri in agrodolce
di Matteo Sabbatani

Pagine: 96
Formato: 15×21
Prezzo: 8.00 euro
ISBN: 978-88-88775-59-3

Bacchilega Editore, Imola