Un contributo al percorso congressuale del Pd di Imola
14 Maggio 2010 – 15:21 
Gli iscritti al Pd che intendessero sottoscrivere questo documento possono farlo inviandomi una mail a m.tarozzi@pdimola.it con la quale aderiscono . Il presente documento è il frutto di un confronto tra diversi iscritti e dirigenti del Pd di Imola.
PREMESSA
Questo documento nasce da un’idea poco praticata della politica del “fare”, concetto frequentemente utilizzato, ma che raramente viene poi materializzato. La politica del fare significa infatti portare concretezza alle pagine di un documento politico e successivamente alle azioni del Partito, mettere in campo buone idee affiancate da buone pratiche.
Pensiamo che questo possa essere il nostro contributo al documento dal candidato al ruolo di Segretario dell’Unione territoriale di Imola Fabrizio Castellari, documento che abbiamo letto e di cui condividiamo l’impostazione, e proprio per questo, sulla strada dell’ “umile e coraggioso rinnovamento tornando tra la gente” che propone, ci sentiamo di esplicitare alcuni concetti e di avanzare alcune proposte, mantenendo centrali sentimenti che definiscono il Partito democratico del futuro: dignità, coraggio, rinnovamento, etica, responsabilità, fatica.
IL VOTO: CONSAPEVOLI DEI NUMERI, COSTRUIAMO UN NUOVO APPEAL
Le recenti elezioni regionali ci raccontano di una parte sempre più consistente del Paese che non crede più nella politica, nella sua capacità di rappresentare i bisogni reali, le istanze di giustizia sociale e, in controluce, un Paese che non spera più in un cambiamento positivo delle condizioni materiali e morali dei cittadini. A questo dobbiamo opporre un Partito democratico responsabile che ha chiaro il valore delle istituzioni, del ruolo della politica e delle meravigliose potenzialità che covano nel Paese che hanno nomi e cognomi e che non vedono l’ora di dare una mano per scrostare la nostra società.
Nella nostra Regione il risultato elettorale del centrosinistra non è stato all’altezza delle aspettative. Anche nel Circondario imolese il Pd perde, in termini assoluti, 5.000 voti rispetto al 2009. Nella città di Imola, se nel 2008 la distanza tra centrodestra e centrosinistra era di 13.000 voti, oggi la distanza si è accorciata a 8.000.
Dal voto possiamo trarre un solo insegnamento: da oggi ogni singolo voto dovrà essere guadagnato. Se è vero che quando incontriamo 100 persone sappiamo che 46 votano per il Partito democratico, dobbiamo ogni giorno avere due obiettivi ambiziosi: coltivare con passione coloro che già ci sostengono, e confrontarci senza timori con gli altri.
Il Pd del Circondario imolese ha le potenzialità per essere luogo di sperimentazione politica: abbiamo le persone, le idee e le risorse per allargare lo spazio del Pd e per produrre il necessario cambiamento, e questo cambiamento è a carico di tutti. Il Pd deve porsi le domande di fondo: come stiamo cambiando, con quale profilo demografico, con quale modo di produrre, con quali modalità di stare insieme, con quali nuove istanze, in che direzione orientare le risorse, quale ruolo sta giocando il nostro territorio nella regione?
INTERPRETARE IL TERRITORIO: SIAMO TUTTI CITTADINI
Le nostre comunità hanno peculiarità proprie, hanno un curriculum importante, hanno un carattere: l’impresa, il lavoro, la rappresentanza, le battaglie di civiltà sono centrali nella storia stessa delle comunità.
Ma la crisi economica e sociale mette in discussione questi caratteri non tanto nel loro valore di fondo quanto nella loro declinazione concreta: comunità solidali, comunità che hanno saputo accogliere, comunità che creano occupazione e ricchezza diffusa, comunità che guardano al futuro con serenità. Il Pd deve essere protagonista in questa sfida. Anche i gruppi dirigenti delle comunità, dalla politica alla economia, dalla cultura al volontariato, dal commercio agli enti di credito devono porsi una riflessione che guarda ad un destino comune.
Questi temi vanno collocati centralmente nei congressi di circolo che si svolgeranno in ogni quartiere del Circondario imolese, e chiediamo ai dirigenti che andranno nei Circoli di ascoltare le riflessioni con orecchie comuni, da cittadino, e poi di ragionare e rispondere da politico: solo in questo modo si riuscirà a ristabilire quella sintonia che ci porterà ad essere nuovamente un grande partito, costantemente attento ai venti di cambiamento o di turbamento ma anche agli spifferi più vicini.
La sintonia non è un semplice sforzo collettivo, è un progetto politico. Significa prima di tutto amare e rispettare il proprio Paese, la propria città: mettersi in sintonia col Paese non significa assecondarlo ma ascoltarlo. Non sarà sufficiente sentirlo ma necessario comprenderlo anche quando ci farà male, anche quando dirà cose che ci impauriscono ed anche quando ci stupirà.
Perché dobbiamo sempre avere in mente che la percezione, il comune sentire su un tema/problema lo rende reale di per sé, è inutile disquisire se è giusto o sbagliato: il Partito democratico che vogliamo è quello che si fa carico delle percezioni dei cittadini perché grazie ad esse riesce ad affrontare i diversi temi in anticipo, e prima che si possano creare allarmismi o problemi concreti.
INCONTRARE LA SOCIETÀ : UN NUOVO SENSO DI VICINANZA
Per potere davvero essere punto di riferimento del territorio il Pd non deve temere di confrontarsi periodicamente (e non sporadicamente) con gli attori economici, sociali, della cultura, dello sport, del volontariato che sono presenti nel Circondario.
Migranti. Alle contraddizioni del Paese va dato un nome e un cognome. Il tema immigrazione, da questo punto di vista è paradigmatico: come faccio a tenere insieme i cambiamenti che ci percorrono: oggi non è più sufficiente affermare che “trattasi di un fenomeno storico”, certo che lo è. Ma la comunità che vive con tensioni l’arrivo di immigrati non vivrà fra cent’anni quando il mondo sarà un posto più sereno. Vive oggi. Come vive oggi l’immigrato che spesso arriva nel nostro Paese con sacrifici enormi e che anche quando animato dai migliori propositi del mondo rischia di vedersi offrire degrado e sospetto. I problemi sono ora: non ci deve interessare controbattere nei comunicati stampa alle affermazioni leghiste ma piuttosto lavorare per l’integrazione partendo dalla realtà e non da quella che vorremmo fosse la realtà. Dobbiamo combattere l’idea di speculare sulla paura dei cittadini e vogliamo governare il cambiamento e non subirlo. Occorre coraggio per affrontare le contraddizioni.
Lavoro. Se il Partito Democratico deve essere il partito del lavoro e di chi produce, nel Pd territoriale l’elaborazione politica su questo tema e il raccordo con le associazioni dei lavoratori e datoriali è stato fino ad oggi largamente insufficiente. Torniamo ad occuparci seriamente di lavoro, dei problemi delle piccole e medie imprese che anche nel nostro territorio patiscono sulle proprie spalle gli effetti della crisi, dei lavoratori a tempo determinato che perdono il posto di lavoro, delle partite IVA senza tutele, del commercio e del mondo della Cooperazione che tanto continua a rappresentare per gli abitanti del Circondario
In particolare è necessario:
- attivare prontamente i Circoli dei luoghi del lavoro
- promuovere incontri trimestrali della Segreteria con il mondo del lavoro, dell’economia, della cultura e dell’associazionismo e riportarne i contenuti a tutti i livelli, soprattutto nei Circoli, in modo che diventino patrimonio condiviso
- definire nella nuova Segreteria una responsabilità precisa che si occupi dei temi dell’integrazione e del lavoro.
-AZIONE: FORM-AZIONE & COMUNIC-AZIONE
Form-azione. Il valore dell’autonomia politica ed intellettuale della classe dirigente è fondamentale, non possiamo porre in secondo piano il tema della formazione. Il futuro del Pd dipende dalla nostra capacità di costruire classe dirigente preparata alle prossime sfide. Una vera classe dirigente che ha l’ambizione di essere classe di governo pone al primo posto lo studio della società, e non lo tiene nelle sacre stanze in una discussione tra pochi, ma lo diffonde a tutti i livelli. Possiamo ascoltare i cittadini se siamo in grado di dare risposte e se siamo in grado di comprendere le dinamiche che stanno trasformando il tessuto sociale ed economico del territorio.
Comunic-azione. La comunicazione, o meglio la sua qualità, non si misura dal numero di volantini stampati, seppur distribuiti, né tantomeno dal numero di manifesti affissi sui muri delle nostre città: essa si misura dal risultato che porta e quindi se riesce ad aiutarci a diffondere veramente tra le persone il messaggio del Partito democratico. Per questo il nostro primo strumento di comunicazione deve essere il “passaparola informato dei fatti”, che vuol dire che per comunicare qualcosa non è importante il mezzo e in particolar modo il costo del mezzo (troppe volte sono state spese risorse che non hanno portato risultato), ma sono importanti invece i contenuti, che devono essere condivisi e pieni di valori, battaglie e proposte. Parte importante di questi contenuti è ciò che avviene nelle nostre Amministrazioni, rafforzando il rapporto tra Partito e Istituzioni.
Oggi le Istituzioni, come i cittadini, sono sotto gli strali del governo di centrodestra e per questo il partito deve aiutare le Istituzioni (e di conseguenza se stesso) del divulgare ai cittadini come si stanno concretizzando le proposte del Pd: il Sindaco o la Giunta di una città o un assessore devono governare, il gruppo dirigente del Pd deve andare tutti i giorni nel Circolo, nel Centro sociale, nel bar e fuori dalle scuole a raccontare quello che un’amministrazione sta facendo.
Raccontare la politica del fare aiuta il nostro gruppo dirigente diffuso sul territorio a sapersi confrontare, o meglio a rispondere alle domande dei cittadini: non abbiamo bisogno di produrre dei trattati, ad ognuno si lascia la possibilità di approfondire. Ma quello che oggi ci manca è la conoscenza diffusa: abbiamo un partito di donne e di uomini che hanno voglia di esporsi, hanno voglia di essere in prima linea e di essere responsabili di tutto il partito. Se noi non glielo consentiamo, se noi non li aiutiamo, tutti gli iscritti e tutti i consiglieri comunali saranno soli e deboli, e tale sarà il partito.
Alcune proposte, da inviare regolarmente via e-mail agli organismi dirigenti:
- “Abbiamo parlato di”: report degli incontri tematici, con il mondo del lavoro, della Direzione e segnalazione del materiale messo on line sul sito del Partito democratico
- “Abbecedario dei Comuni”: chiediamo alle Amministrazioni di produrre almeno mensilmente un elenco che illustra i provvedimenti approvati o in fase di approvazione. Questo strumento avrebbe la duplice funzione di informare e formare la nostra base (form-azione), e consentire ad ognuno di noi di poter rispondere direttamente alle domande dei cittadini (comunic-azione)
- “Re-azione”: la comunicazione non deve essere a senso unico, smettiamo di scrivere “queste sono le nostre idee”, scriviamoci anche “tu cosa ne pensi?”. In questo modo si costruisce il confronto, ci si apre alle domande e si irrobustisce la democrazia e la capacità critica degli iscritti.
IL CIRCOLO: CUORE DEL NUOVO PD
Sui Circoli non si può semplicemente continuare a sostenere che sono protagonisti dei processi di rinnovamento e consenso, quando poi la loro autonomia si esplica soltanto nel ricevere telefonate (che indicano cosa fare) e nel fare telefonate (che ancora indicano cosa fare). Se è questa la “cinghia di trasmissione” abbiamo già visto che è insufficiente, anzi provoca allontanamento.
Se il rapporto con l’Unione territoriale è stato vissuto come un rapporto di quasi totale dipendenza politica, se a volte la dimensione organizzativa ha preso il sopravvento su quella politica, è giunto il momento che il Pd faccia un salto di qualità e abbia il coraggio di fare sintesi, nel pieno dell’autonomia politica dei propri organismi dirigenti, di quanto i Circoli comunicano all’Unione territoriale.
Affermare l’autonomia dei Circoli significa:
- fiducia nei Segretari di Circolo e sostegno alle loro scelte
- supporto (e non obbligo) dall’Unione comunale nella costruzione di iniziative politiche
- libertà dei Segretari di Circolo di scegliere il proprio comitato direttivo indipendentemente dalle liste a sostegno dei candidati per la Segreteria dell’Unione comunale: diversamente sarebbe un grave passo indietro, sarebbe contrario all’idea fondante del Pd e, più semplicemente, vorrebbe dire allontanare forze indispensabili dal lavoro quotidiano sul territorio.
- modulare diversamente il rapporto economico tra Unione territoriale, Unioni comunali e Circoli: ad esempio concordare una cifra percentuale che della sottoscrizione rimanga al Circolo che raggiunge un certo budget, oppure istituire una sorta di “premio” per quei Circoli che raggiungono il 100% del tesseramento.
Parallelamente al rafforzamento dell’autonomia dei Circoli deve viaggiare il coinvolgimento responsabile dei singoli iscritti, che devono essere sempre consultati prima di prendere le decisioni più importanti nella vita del partito. Proponiamo che nella selezione delle candidature, nelle situazioni in cui non si potranno tenere le Primarie, il percorso di definizione di queste preveda sempre una consultazione preventiva e aperta degli iscritti.
IL PARTITO DELLE NUOVE ENERGIE
Vogliamo che il nostro partito sia forte e dia cittadinanza ai temi delle nuove generazioni, delle donne e degli immigrati, i primi ad essere sviliti dal centrodestra, ma anche i primi a non dare il proprio voto al Partito democratico: ci chiedono di non confrontarci sul chi farà cosa, ma sui temi reali che nessuno in questo Paese sta affrontando. È necessario che la politica dia loro reale rappresentanza. Non basta mettere nelle liste qualcuno che tenga la bandierina di queste categorie, o costruire Forum tematici che poi restano inattivi, ma serve uno sforzo di incontro e comprensione per ricreare un rapporto di fiducia oggi inesistente.
Il Pd territoriale può contribuire attivamente a fare crescere una nuova leva di persone motivate a mettere a disposizione le loro competenze e il loro entusiasmo. La promozione di una classe dirigente passa necessariamente dalle idee che questa è in grado di proporre, non dalle relazioni personali.
Teniamo a mente il “sperimentabili perché sperimentati” di Bersani, che punta a promuovere nuove competenze, soprattutto giovani, ma col supporto di tutti, perché nessuno nasce con la politica in tasca, e se oggi lamentiamo un tenue ricambio generazionale, dobbiamo essere consapevoli che la colpa è antica, e lo spazio al merito deve essere riconosciuto oggi perché sia efficace tra cinque – dieci anni.
UNITÀ D’ITALIA E NUOVE RAGIONI DEL PATTO CHE CI UNISCE
L’Unità del Paese è un valore non negoziabile come ci ricorda il Presidente Napolitano. L’Italia continua ad essere un Paese a due velocità e il divario tra zone più ricche e più povere si sta aggravando. Dobbiamo colmare questo divario e non cavalcarlo, come invece sta facendo la destra. Dobbiamo rigenerare tra gli italiani quel patto che 150 anni fa li unì. Dobbiamo farci portatori di un nuovo Risorgimento. Chiediamo al Pd territoriale di impegnarsi nel 2011 in una vasta iniziativa politica che coinvolga i cittadini del nostro Circondario nel rinnovare lo spirito di coesione tra gli italiani. Non possiamo perdere questa occasione. Teniamo insieme la giusta celebrazione di un evento storico decisivo per il Paese con la altrettanto giusta valorizzazione delle nuove motivazioni che ci devono vedere uniti.
TUTTINSIEME
Mozioni, gruppi, associazioni, correnti…. Non sono queste le parti o le passioni che formano un partito, le persone non ci comprendono e quindi non ci votano. Manifestare il proprio dissenso dentro al Partito è un valore, e se temiamo il dissenso lo tramutiamo in mostro sacro e paralizzante: il dissenso non è altro che un’opinione diversa, di cosa mai dovremmo aver paura, di sembrare un Partito libero, che pensa ed agisce e qualche volta si butta senza paracadute?
Dignità, coraggio, rinnovamento, etica, responsabilità, fatica: siamo noi con le nostre facce che stiamo di fronte alle persone, siamo noi che siamo al tempo stesso cittadini/ elettori/ iscritti/dirigenti/amminis