Parliamo di idee

13 Maggio 2010 – 12:13

Mentre la costruzione dell’Europa è messa in discussione dalla speculazione internazionale, il dibattito politico italiano rischia, ancora una volta, di essere troppo proteso su vicende interne. La crisi mondiale continua a falcidiare posti di lavoro e la grande finanza sembra riprendere il mestiere che in questi ultimi tre decenni ha svolto con l’assenso della politica: fare soldi con altri soldi. I divari sociali, invece di diminuire, stanno crescendo. Durante la crisi il mercato degli yacht non è crollato, si è bensì ampliato. C’è qualcosa che non va. Sembra che non abbiamo imparato dalla lezione di appena venti mesi fa. Vince ancora la corporation della banche d’affari e degli hedge funds. La stessa intuizione dell’euro sta attraversando le ore più difficili della sua breve storia. Abbiamo sfiorato il rischio (e lo stiamo ancora correndo) di una frattura insanabile tra Europa settentrionale e paesi del Mediterraneo. La crisi, invece di essere una formidabile occasione per i riformisti e la sinistra, di ampliare i propri spazi, si è rivelata essere lo strumento migliore per la destra per dare ai cittadini una parvenza di sicurezza. Nel momento in cui i riformisti potevano diventare maggioranza culturale nel nostro continente, oggi siamo ai minimi storici. In questa sfida il Pd ci deve essere anima e corpo. Non serve porre al centro della nostra discussione il tema Primarie sì o Primarie no oppure chi deve fare cosa. Serve che diamo al Paese una nuova idea nazionale, che sappia rinvigorire il patto che un secolo e mezzo fa ci ha uniti. L’idea che il perseguimento dell’equità sia un concetto superato è devastante per il Paese. Il lavoro non è un valore di una sinistra il cui ciclo si sarebbe concluso storicamente nell’89, ma deve essere il nostro perno. Dobbiamo innanzitutto definire la nostra identità su queste basi. Se invece persisteremo, come ancora qualcuno fa, nonostante abbia già dimostrato di essere largamente insufficiente nell’analisi della società italiana, nel considerare tra i valori che fanno la nostra identità la forma sulla sostanza, allora saremo destinati ad una inesorabile sconfitta.Serve innanzitutto una forza, e non può che essere il Pd, che si fa carico di questa idea nazionale rinnovata. Vogliamo dire una volta per tutte che sull’immigrazione non si possono accettare ambiguità? Il consenso su un’idea si realizza e si allarga solo grazie ad un partito che va tra la gente a spiegare che serve un nuovo patto di cittadinanza per l’Italia. Bisogna andare tra la gente, armandosi di molta umiltà, per dire che gli immigrati ci costano il 7% della spesa sociale, ma ci portano il 10% della ricchezza. È questa la vera sfida.Serve un Pd che dia speranza ai giovani che si fanno sedurre dalla ricetta facile di Grillo o della Lega. Serve un Pd, come dice giustamente Gianni Cuperlo, che sia una forza autorevole nel panorama nazionale. L’autorevolezza si conquista con la coerenza nei programmi e nelle realizzazioni. Non si conquista con scorciatoie. Serve di nuovo il primato della politica. Serve, come dice Alfredo Reichlin, “stare sull’argomento”. Ora l’argomento è dare una nuova via al Paese. La destra ha scelto la via più semplice, quella populista. Noi dobbiamo sceglierne una più difficile, perché comporta studio, interpretazione della società, confronto, elaborazione culturale e sudore perché si sta nelle strade. Ma è quella giusta.L’argomento è dire agli italiani come possiamo attaccare alla radice la crescente disuguaglianza, come vogliamo disegnare il futuro dei giovani, cosa vogliamo dire alle partite IVA e alle piccole e medie imprese che soffrono la crisi, come vogliamo aumentare l’occupazione, come vogliamo governare l’immigrazione.

Un Partito che vuole disegnare una nuova idea nazionale si pone questi temi, non altro. L’ingegneria politica lasciamola ad altri. Serve sostanza. Abbiamo una vasta prateria da percorrere davanti a noi, ma penso che possiamo farcela.

Marcello Tarozzi

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