Un nuovo Risorgimento per l’Italia

5 Febbraio 2010 – 09:16

 

Sono convinto che all’Italia serva un nuovo Risorgimento.  Il Risorgimento non fu solo un momento storico, ma anche un risveglio politico e culturale di una Nazione asservita allo straniero. Esso conteneva straordinarie promesse di rinnovamento e di modernizzazione. In parte queste promesse si tramutarono in realtà, ma in moltissime occasioni rimasero solo aspirazioni.Oggi l’Italia deve svegliarsi dal torpore in cui il miraggio della destra neoconservatrice l’ha posta.  Abbiamo davanti a noi sfide decisive alle quali solo uno sforzo di elaborazione politica e culturale formidabile da parte dei riformisti può davvero essere in grado di dare risposta.È in ballo lo stesso patto che ci unisce.Il Sud, nonostante i grandi passi avanti, è rimasto un’area arretrata; la democrazia ha tardato decenni a svilupparsi ed è comunque rimasta prigioniera di mafie, clientelismi e conflitti d’interessi; le corporazioni continuano a strozzare le energie più giovani; le menti migliori e gli onesti preferiscono andarsene all’estero per trovare spazio ed opportunità.La politica rischia di non essere più rappresentativa delle parti più dinamiche della società. La storia del nostro Paese è composta di alcuni momenti eccezionali, durante i quali è sembrato che le aspirazioni ad una democrazia veramente compiuta potessero realizzarsi; il Risorgimento e la Resistenza sono stati alcuni di questi fondamentali momenti. Ma sono stati solo degli attimi, perché le forze culturalmente e politicamente più avanzate hanno sempre perso il confronto con quelle più conservatrici. Il Risorgimento fu infatti portato a termine dalla Monarchia Sabauda e la democrazia dei CLN uscita dalla Resistenza (il famoso Vento del Nord) fu spazzata via da una sua versione più moderata e tranquillizzante per le élite al potere.  Parlo di un nuovo Risorgimento perché la democrazia rischia di morire di consunzione. Essa va alimentata giorno per giorno. Abbiamo bisogno di Istituzioni che siano esempio per i giovani per sfatare il mito del “ma tanto sono tutti uguali”; abbiamo bisogno di partiti nei quali chi vuole innovare non sia marginalizzato e nei quali la direzione sia nelle mani di chi vuole il bene del Paese; abbiamo bisogno di sradicare la mafia che ormai strangola vaste regioni del Paese. Abbiamo bisogno di tornare ad entusiasmarci per la vita pubblica della nostra comunità.Reichlin parla giustamente di collegare il popolo alle scelte della leadership dei riformisti. Potremo avere un nuovo Risorgimento solo se uniremo il popolo alle battaglie che pensiamo siano giuste. La strada per i riformisti, che è stata invano tentata in quei brevi momenti della nostra storia di cui parlavo, è quella di  una battaglia che renda le scelte riformatrici culturalmente maggioritarie. Qui sta il punto. Non dobbiamo vincere una battaglia militare, ma ne dobbiamo vincere una ancora più grande. Dobbiamo costruire il consenso tra gli italiani su un progetto riformatore. Dobbiamo dire agli italiani che il patto che ci unisce si rinnova dando più spazio alla scuola; dando ai giovani possibilità concrete per costruirsi un vero futuro, dando alle donne più potere perché ancora oggi devono sostenere un carico doppio di responsabilità rispetto agli uomini; dando agli immigrati fiducia perché sono l’energia nuova dell’Italia.Oggi siamo una società immobile, nella quale manca anche la speranza nel futuro. A 150 anni dall’unità sembra che le motivazioni che ci hanno uniti siano venute meno. L’egoismo sembra avere preso il sopravvento sulla solidarietà e la paura per il diverso sembra essere divenuta la normalità. I riformisti hanno un compito decisivo: unire una volta per tutte questo Paese.  Il Pd di Bersani può governare questi processi. Sarà un impegno incredibilmente difficile perché il messaggio della destra è penetrato fortemente in vasti strati sociali, ma se non cominceremo a farlo il Paese è condannato a morire lentamente.Marcello Tarozzi

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