La Baronessa Ashton tace. L’Europa ancora in ordine sparso

7 Gennaio 2010 – 16:21

Chi l’ha vista? Sull’Iran. Sullo Yemen. Sull’emergenza ambientale. Chi l’ha vista? Doveva essere la grande novità introdotta dal Trattato di Lisbona: poteri rafforzati, possibilità di realizzare una diplomazia comune, nelle linee e nel personale. Chi l’ha vista abbia la cortesia di segnalarla ai ragazzi dell’Onda Verde di Teheran che attendono ancora un atto forte dell’Europa a sostegno della loro lotta per i diritti, le libertà, la democrazia. E visto che c’è, la informi che il 2009 si è chiuso con un fallito attentato e il 2010 è iniziato con la psicosi-Al Qaeda. Con l’inquilino della Casa Bianca che mette a punto la strategia per la guerra al terrorismo jihadista in Afghanistan, Yemen, Somalia… informando poi a cose fatte i partner europei chiedendo loro di supportare quelle scelte con uomini (soldati) e mezzi. Il «sonno» della politica dell’Unione Europea ha il volto altolocato di Catherine Margaret Ashton, baronessa Ashton di Upholland, la neo ministra degli Esteri dell’Ue. Che fosse una scelta di basso profilo politico erano in molti ad averlo rimarcato. Ma pochi in quei molti potevano pensare che quel «low profile» divenisse «underground» a fronte di sollecitazioni così dirompenti come quelle emerse in questo fine 2009-inizio 2010.

Parole di verità erano sfuggite al ministro degli Esteri italiano, che in una intervista al Messaggero non aveva nascosto perplessità, in rapporto al dossier yemenita, sul silenzio di «Mrs Pesc». La baronessa Ashton, rilevava il titolare della Farnesina, «non ha ancora convocato alcuna riunione che, a mio avviso, avrebbe potuto portare la questione all’attenzione di tutti…». Considerazioni forti, che nella granitica coerenza del ministro durano lo spazio di poche ore. Il tempo trascorso dalla pubblicazione dell’intervista al comunicato della Farnesina nel quale si esprime il «più convinto apprezzamento per la tempestiva azione intrapresa dall’Alto Rappresentante per la Politica Estera, Baronessa Catherine Ashton e dal ministro degli Esteri spagnolo (Paese dal primo gennaio presidente di turno dell’Ue, ndr) Miguel Angel Moratinos, per favorire un più stretto coordinamento a fronte della delicata situazione yemenita…».

Prima la reprimenda. Poi la promozione a pieni voti. Il tutto nel silenzio regale della Baronessa sulla questione Yemen-Al Qaeda e sulla imbarazzante vicenda della «serrata» delle ambasciate occidentali a Sanaa. Si diceva: puntare su una rappresentante del Regno Unito alla guida della diplomazia europea può servire ad ancorare maggiormente la Gran Bretagna ad una politica estera europea condivisa. Illusione. Dall’Afghanistan allo Yemen, lo sguardo di Londra è sempre rivolto all’alleato di oltre Oceano piuttosto che alle altre cancellerie europee: in questa chiave, Gordon Brown sta a Barack Obama come Tony Blair stava a George W.Bush: asse privilegiato Usa-Gb, l’unità dell’Europa viene dopo. Se deve proprio esserci.

Silente sullo Yemen, Mrs.Pesc non è che si sia mostrata particolarmente comunicativa o attiva sull’altro fronte caldissimo: l’Iran. A Teheran le manifestazione dell’Onda Verde vengono represse nel sangue. Le carceri si riempiono di centinaia di manifestanti, i leader dell’opposizione sono minacciati di morte. La Baronessa tace. L’Europa parla ventisette lingue e dunque non incide. Indietro in ordine sparso. Come indietro è stata «rispedita» la delegazione dell’Europarlamento che avrebbe dovuto visitare l’Iran dal 7 all’11 gennaio. La missione è stata cancellata dalle autorità iraniane. «Mi dispiace molto per la cancellazione all’ultimo minuto della visita a Teheran della delegazione del Parlamento europeo, che offre una ulteriore triste prova delle autorità iraniane, le quali cercano di impedire ogni discussione sui gravi problemi irrisolti del loro Paese», è il commento della presidente della delegazione dell’Europarlamento, la deputata verde tedesca Barbara Lochbihler. «La delegazione aveva intenzione di esprimere solidarietà al movimento di protesta- aggiunge la capo delegazione - e questo è considerato troppo pericoloso dal governo iraniano». Lo schiaffo diplomatico è di quelli che lasciano il segno. Che chiedono risposte forti, prese di posizione adeguate. Ma l’imperturbabile Baronessa Ashton persegue nella linea del «low profile». Silenzio. L’Europa perde l’ennesima occasione per dare corpo ad una posizione comune.

Il multilateralismo evocato da Barack Obama resta così una suggestione che non si trasforma in politica. L’Europa arranca, si divide, al massimo riesce a trovare una quadra in dichiarazioni di principio destinata a restare tali. Altro esempio emblematico è il flop dell’Europa alla Conferenza di Copenaghen sul clima. A dominare è l’asse del G2: Usa-Cina. La Conferenza sarà ricordata per la tragica assenza di un leader, uno statista, una personalità in grado di guidare gli altri. La tanto invocata svolta epocale resta chiusa nel libro dei sogni. Qui, in verità, la Baronessa Ashton non ha colpe. I Ventisette divisi non incidono. Ancora una volta a manifestarsi è l’Europa del vorrei ma non posso, o non so come farlo. È l’Europa incapace di assumere un ruolo di leadership, di fornire garanzie e investimenti perché i Paesi più poveri e le economie emergenti decidessero di assumersi responsabilità dirette nella riduzione delle emissioni. Copenaghen racconta che i Paesi europei, tanto più se divisi, hanno ormai uno scarsissimo peso politico. Un’amarissima verità. www.unita.it

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