Il tempo del coraggio
18 Febbraio 2009 – 16:43Nel nostro Paese c’è bisogno di una svolta riformista. L’Italia ha bisogno di tornare a credere che un’alternativa al berlusconismo sia attuabile perché ci troviamo di fronte ad una crisi profonda che ci pone di fronte a cambiamenti epocali e ad interrogativi inediti. Oggi la destra non è in grado di affrontare la crisi che sta ledendo il tessuto sociale del nostro Paese, creando nuove povertà e nuovi conflitti sociali. Tuttavia oggi è proprio la destra ad invocare un nuovo pensiero economico. In virtù di questo la politica torna al centro della scena perché le soluzioni alla crisi le può dare solo la politica.Tocca alle forze riformiste tornare ad elaborare nuove strategie per indicare la strada al mondo. È una straordinaria occasione per il riformismo e non si può lasciare a Tremonti questo ruolo.È proprio grazie alla crisi delle idee neoconservatrici che sono convinto che questo sia il tempo del coraggio per i riformisti del nostro Paese. Serve il coraggio di costruire un’identità condivisa del riformismo italiano, abbandonando appartenenze ormai superate; coraggio di mettersi in gioco elaborando un nuovo pensiero politico, figlio di tempi nuovi; coraggio di prendere posizione, superando antichi timori; coraggio di cambiare e di innovare, ma nel rispetto delle proprie radici; coraggio di ascoltare, perché dal confronto possono venire anche le critiche; coraggio di sperimentare nuove forme di partecipazione.I riformisti non possono permettersi di avere paura. Oggi serve una politica forte, che sappia tracciare una direzione precisa, ma il riformismo italiano sembra essere in difficoltà nell’interpretare la nostra società. Per questo c’è bisogno di una visione politica per il futuro e non, come fa la destra, di uno sguardo che si limita al sondaggio del giorno. Il consenso si costruisce pensando a strategie di vasto respiro.Nei nostri territori, in Emilia Romagna, è nato il riformismo e la nostra identità collettiva si identifica con una prassi di governo in cui il cittadino è un attore attivo e non un soggetto passivo del mercato. Perché da noi, contrariamente ad altre zone d’Italia, la cultura riformista è sempre stata maggioritaria. Dove il riformismo è stato maggioritario nella società, ha saputo costruire comunità coese, nelle quali la priorità era non lasciare indietro nessuno. I grandi partiti di massa che hanno praticato il riformismo hanno avuto sempre l’orecchio teso a terra per ascoltare i cittadini, hanno promosso classi dirigenti radicate nel territorio e hanno saputo innovare, mantenendo salde radici nella cultura di provenienza. La vera sfida è fare diventare maggioritario nel Paese il riformismo. É una sfida probabilmente ardua, ma la prospettiva è questa. Non c’è alternativa.Sono i partiti a dover stimolare la crescita di una nuova cultura riformista nella società. È loro il compito di costruire tra i cittadini quell’innovazione politica, sociale e culturale in grado di scalzare l’egemonia della destra.
Sarà un processo non breve, perché pensare il domani come il futuro dei nostri figli, e non come un qualunque giorno del calendario, comporta un impegno in elaborazione politica e culturale di grande portata, ma questa è l’unica via percorribile, perché, altrimenti, continueranno a vincere i sorrisi di plastica e chi, al posto di fare comizi, racconta barzellette.
