Adesione 2009 al Pd. Un impegno per il futuro
23 Settembre 2008 – 12:25

Dopo le primarie del 14 ottobre 2007 esistevano solo il segretario nazionale, quelli regionali e gli eletti nelle costituenti. Il Pd era un partito da costruire: non c’erano iscritti, feste e organismi dirigenti in cui confrontarsi sulla politica. Era, in sostanza, una pagina bianca tutta da scrivere ed era una sfida che insieme abbiamo intrapreso.
Quella pagina bianca oggi non è più tale perché in quasi un anno abbiamo costruito nella nostra Unione territoriale un partito radicato nel territorio con iscritti, feste e luoghi in cui confrontarsi per fare politica. Da quel 14 ottobre abbiamo scritto tante pagine insieme a migliaia di cittadini che hanno aderito al nostro progetto politico; oggi a livello di Unione territoriale imolese hanno aderito circa 5.750 cittadini (54,77% uomini, 45,23% donne), moltissimi dei quali, come già abbiamo detto in altre occasioni, non avevamo mai aderito ad alcun partito politico. Si tratta di un buon risultato ma che a mio parere ancora non esprime tutte le potenzialità del progetto del Pd, soprattutto nelle nostre realtà. Un partito che a livello locale, seppur con alcune situazioni e segnali di cui tenere conto, ha il 51% dei consensi, ha ancora potenzialità da dispiegare in tema di possibili adesioni e spazi di radicamento nella società.
Credo che il Pd sia perciò un partito con ha ancora una carica innovativa non pienamente dispiegata. I confronti scaturiti dopo l’esito delle elezioni politiche e perdurati per tutta l’estate non hanno aiutato il progetto a svilupparsi come avrebbe dovuto. Dopo una sconfitta è normale che la dialettica interna si intensifichi, ma credo che le medaglie si possano ottenere se si segnano punti per la squadra in cui si gioca e non in virtù del curriculum.
Credo che l’identità del Pd venga prima di tutto perché è questo uno dei temi fondamentali per il radicamento del partito. Non dobbiamo avere paura di confrontarci perché, in caso contrario, la gente non ci capirà e non ci seguirà.
Per quanto riguarda il tesseramento, non mi stancherò mai di dirlo, esso va di pari passo con la politica, non può essere soltanto un atto burocratico di consegna di un cartoncino ad affezionati che, come categoria della politica, sono sempre meno e con sempre più capelli bianchi. Credo debba avere luogo una rivoluzione copernicana anche nel nostro modo di fare politica perché noi siamo diversi da questa destra che gioca a dividere gli italiani e a non risolvere la vera emergenza del Paese e cioè il potere d’acquisto dei salari e delle pensioni che è sempre più basso.
Perché dico una rivoluzione copernicana? Perché lo vedremo già dal tesseramento: il banco di prova sarà l’apertura del tesseramento 2009, quando chiederemo di rinnovare l’adesione alle migliaia di cittadini che spinti dall’onda delle primarie parteciparono al progetto l’anno scorso. Se non saremo capaci di dare nuove motivazioni a queste persone e anche a tante altre, non otterremo i risultati che speriamo di ottenere, e questo compito spetta a noi e a nessun altro.
Il tesseramento 2009, inizierà in tutta l’Emilia Romagna l’11 e 12 ottobre con l’apertura dei Circoli. La gente aderisce ad un partito se trova risposte e condivide un progetto. Dovremo a mio avviso accompagnare l’apertura del tesseramento con una iniziativa politica diffusa nel territorio per dare le motivazioni ai cittadini per aderire al Pd.Si aderisce ad un partito se si trovano risposte, come dicevo, ma anche se si condivide un progetto chiaro: per questo alle tessere 2009 accompagneremo del materiale informativo sulla nostra identità e cioè sullo Statuto, sul Codice etico e sul Manifesto dei valori. Con ogni tessera dovremo consegnare questo materiale che sintetizza, per quanto possibile, i punti principali di questi importanti documenti che stanno alla base del nostro partito.
Nel 2008 abbiamo anche costruito insieme un calendario fitto di feste di Circolo e delle Unioni comunali.
Abbiamo fatto il Pd anche con e nelle feste, creando anche nuovi appuntamenti e con l’obiettivo di incrementarli nel 2009. Con le feste abbiamo mescolato esperienze diverse e ne abbiamo accolto di nuove. Abbiamo veicolato il nostro messaggio a migliaia di cittadini del Circondario e abbiamo mostrato che la politica si può autofinanziare in maniera trasparente, ma non dobbiamo cadere nell’errore di fare solo un conto numerico di quante feste in più abbiamo fatto o di quanti volontari abbiamo coinvolto, che sono comunque dati fondamentali. Dobbiamo pensare che le feste non sono un fine ma uno strumento del Pd per fare politica e per parlare di politica. Alla festa Lungofiume, che ha coinvolto centinaia di volontari vecchi e nuovi, abbiamo provato a parlare di quella che sarebbe l’Italia che vogliamo attraverso numerose iniziative pubbliche perché è con la politica che possiamo sconfiggere il populismo di questa destra. Quest’anno, anno di transizione, abbiamo lasciato giustamente libertà di scelta alle realtà territoriali per quanto riguarda la denominazione delle feste. Credo che alla luce dell’esperienza nazionale, la Festa Democratica, dobbiamo pensare che nel 2009 anche nell’Unione territoriale imolese vi debba essere una denominazione comune per le decine di feste che organizzeremo.
Oggi forse molti di noi si trovano in preda ancora ad un disagio e, in parte, ad una delusione rispetto ad alcune aspettative iniziali scaturite dalle primarie e dalla campagna elettorale, ma credo che ora possiamo avere le risorse, le idee e gli spazi per ripartire in vista delle elezioni europee e amministrative del 2009.
Oggi noi possiamo dare risposte ai cittadini, nonostante il governo oggi goda di una evidente consenso da parte di molti italiani. Gli spazi per fare opposizione ci sono e noi abbiamo il dovere di occuparli, prima di altri e con proposte che pensano prima di tutto al bene del Paese.
La scuola, il tema dei redditi, il pasticcio di Alitalia, la giustizia, il lavoro precario che è sempre più tale, il federalismo fiscale alla Calderoli, la finta sicurezza di cui si vanta la destra, lo scippo delle preferenze nella legge elettorale per le elezioni europee: questi sono i temi in agenda su cui battere come opposizione. Nonostante il consenso di cui gode ancora questo governo, possiamo dire la nostra.
La destra gode di un certo consenso perché la gente aveva bisogno di sentirsi dire che finalmente la politica “decideva” e perché abbiamo sottovalutato quelle che erano priorità per gli italian,i che alcune forze della coalizione di centrosinistra avevano elevato a problema di tipo ideologico.
Come opposizione dobbiamo occupare gli spazi che la destra sta lasciando e, credetemi, sono vere e proprie praterie.
Noi vogliamo unire l’Italia, vogliamo la coesione sociale, vogliamo stesse opportunità di partenza per tutti nella scuola e nel lavoro e non la macelleria sociale che sta operando questo governo. Io credo che si possano conciliare sviluppo e coesione sociale. É la nostra idea, e dobbiamo lavorare perché l’Italia torni a credere che una grande forza riformista possa guidarla.