Lettera al Sabato Sera sulla Festa dell’Unità 2007
21 Settembre 2007 – 15:00Gent. Direttore
In qualità di organizzatore della Federazione DS di Imola e perciò anche responsabile della Festa de l’unità del Lungofiume, ruolo che condivido con Davide Tronconi, intendo contribuire al dibattito sul futuro delle feste de l’Unità che è stato stimolato dal Prof. Vassallo il 17 agosto scorso.
Nel 2006 a Imola abbiamo festeggiato la sessantesima edizione della Festa de l’Unità della città. Nel corso di questi sei decenni le feste de l’Unità e soprattutto la festa di federazione, che ormai da circa 25 anni si svolge presso l’area Lungofiume, sono diventate appuntamenti importanti per le nostre comunità locali.
La festa del Lungofiume ha circa 200.000 presenze nel corso dei ventiquattro giorni durante i quali si svolge. È ormai da tempo l’appuntamento estivo più importante del territorio imolese.
Quest’anno hanno lavorato alla festa 150 volontari in più, per un totale di circa 500 persone. Una dimostrazione del grande impegno che gli iscritti e i simpatizzanti dei Democratici di Sinistra e dell’Ulivo hanno per una politica trasparente e pulita.
Un segnale in controtendenza rispetto a tante feste. Si tratta soprattutto di un successo politico perché significa che abbiamo cominciato a costruire, proprio a partire dalle Feste de l’Unità il futuro Partito Democratico. Come dimostra anche l’alto numero di non iscritti ai Democratici di Sinistra che hanno dato il loro contributo a questa edizione del Lungofiume.
Ed è proprio da questo importante dato che vorrei provare a dare un contributo alla discussione sulle Feste e sul futuro Partito Democratico. Il prof. Vassallo, che ho avuto l’onore di conoscere prima del suo famoso intervento al seminario di Orvieto, ha affermato che “(…) Le Feste de l’Unità già quest’anno saranno un’eccellente occasione per cominciare a dare corpo al nuovo partito. Ma i momenti unificanti non possono essere segnati da simboli che dividono, come il nome del giornale che fu organo ufficiale del PCI (…). Sotto quei simboli molti democratici possono essere volentieri ospiti ma non si potranno mai sentire a casa propria (…).”
Il sistema politico di questo Paese è indubbio che debba essere riformato. Abbiamo bisogno di un sistema nel quale i cittadini possano scegliere chi li governerà e nel quale chi sarà scelto democraticamente per governare possa farlo senza dovere costantemente impiegare metà del suo tempo a negoziare con i propri alleati di governo. C’è bisogno insomma di un sistema politico caratterizzato dalla presenza di partiti che abbiano l’ambizione di rappresentare gli interessi generali del Paese e non solo di una parte di esso. Il Partito democratico dovrà avere proprio questo ruolo.
Si parla anche di un ridimensionamento dei costi della politica; ma spesso questo dibattito rischia di sfociare in un generico attacco alla politica, soprattutto quando a parlare sono esponenti della destra. Il Partito Democratico nascerà per avvicinare tanti cittadini alla politica e metterà tra i suoi valori principali quello della partecipazione, come del resto sarà il 14 ottobre.
Partecipazione significa anche avere un Partito Democratico organizzato e radicato nel territorio e non un cartello elettorale che si riunisca solo in campagna elettorale. Radicato nel territorio significa che le feste de l’Unità avranno ancora un ruolo fondamentale per permettere al Partito di dialogare con i cittadini e di autofinanziarsi in modo trasparente.
Credo che il nuovo Partito Democratico non dovrà nascere buttando via il “bambino con l’acqua sporca”.
Le feste de l’Unità rappresenteranno uno strumento indispensabile per il finanziamento dell’attività politica svolta dal PD.
Credo inoltre che una polemica sul nome delle feste del PD sia abbastanza inutile. Avrei preferito che il Prof. Vassallo nel suo decalogo avesse contribuito ad arricchire il dibattito sui contenuti e sulle priorità che il PD dovrà portare avanti, invece che polemizzare su uno strumento riconosciuto già da molto tempo da tutti come uno strumento che unisce e non che divide.
Questo dibattito mi appassiona poco, anche perché ritengo che debbano essere coloro che in quelle feste ci lavorano a decidere quale nome dare loro.
Feste de l’Unità, feste dell’Ulivo, feste dell’Unità dell’Ulivo o feste del Partito democratico, qualunque nome avranno dovranno continuare a svolgere una funzione centrale nella vita del PD. Credo che persone provenienti da tradizioni politiche diverse possano sentirsi a casa propria a lavorare in una festa de l’Unità sotto il simbolo unificante del PD.
Per coloro che non hanno ancora trent’anni, come il sottoscritto, e che hanno fatto esperienza politica con partiti diversi dal PCI, dalla DC o dal PSI non ha molto senso pensare ai conflitti del passato e a simboli che ormai hanno da tempo acquisito un significato diverso per la maggior parte dei cittadini. Si rischia un dibattito di carattere storico e non politico che non tutti comprenderebbero.
Il dibattito su cosa è stato il passato può solamente creare inutili ostacoli per il futuro.
Pensiamo perciò a rendere il Partito Democratico una grande forza maggioritaria nel Paese, camminando con lo sguardo rivolto in avanti e non all’indietro.
Marcello Tarozzi
Resp. Organizzazione Fed. Ds Imola
Una Risposta to “Lettera al Sabato Sera sulla Festa dell’Unità 2007”
w le feste dell’unità…perchè come sempre l’importante non sarà il nome, ma le persone, vecchie e nuove, che contribuiranno a renderle feste di donne e uomini
By vale on Set 27, 2007