Intervista tratta da Compagni in Festa
17 Settembre 2007 – 10:02Marcello Tarozzi, la festa del sorriso
Tu sei l’ideatore del libro. Come ti è venuto in mente di proporre un libro sui 60 anni della festa de l’Unità nel nostro territorio?
Già da qualche anno avevo in mente di raccogliere in un libro le esperienze, le testimonianze e gli aneddoti legati alle feste de l’Unità per mantenere viva la memoria di una storia importante. Giorgio Laghi, nel 2005, mi disse che l’anno dopo sarebbe stato il 60° anniversario delle feste a Imola e grazie a Giorgio Bettini abbiamo scoperto che il 22 settembre 1946 ci fu la festa della stampa comunista organizzata dai ciclisti rossi al Mercato ortofrutticolo. Era la prima volta che il nome festa de l’Unità veniva usato in Provincia di Bologna. Il programma prevedeva, dalle oer 10 alle 18, il gioco dell’oca, la pentolaccia, il palo della cuccagna, il tiro alla fune, la corsa nei sacchi, la corsa delle carriole coi ranocchi, la corsa dei camerieri. La festa si concluse col comizio di Velio Spano, un dirigente nazionale del PCI. C’era anche la vendita di uva e frutta, panini e bibite. Questa conferma mi ha portato a pensare che potessimo sfruttare l’occasione dei sessanta anni delle feste per realizzare questo libro. Fin dalla prima volte che ho parlato con gli amici del libro ho visto entusiasmo, segno che era una esigenza sentita da molti. Credo che il titolo sia venuto fuori da una chiacchierata con Roberto Lancia, segretario dell’Unione comunale Ds di Imola, mentre distribuivamo volantini alla festa lungofiume del 2001.
Come succede sempre, il libro esisteva prima ancora che sulla carta. Come spieghi l’esigenza sentita da tutti quelli che lavorano alla Festa di avere una memoria comune delle loro feste de l‘Unità?
Lavorare alle feste de l’Unità è un momento di gioia, di divertimento. Non importa quale lavoro si faccia, perché si ha la possibilità di convivere momenti importanti e ricordarli rappresenta un modo per prolungare la gioia, il piacere di stare insieme e di confrontarsi. Durante il lavoro c’è anche l’occasione di parlare e di discutere di politica. Raccogliere in un libro questi momenti significa perciò ricordare momenti felici della propria vita. Questa nostra iniziativa editoriale ha una duplice valenza; storica, perché tra trent’anni le feste saranno qualcosa di diverso da oggi (anche se penso esisteranno sempre, con quello spirito delle prime feste campestri che si trova ancora oggi) e personale, di ricordo intimo. “compagni in festa” non vuole essere un libro sulle feste de l’Unità, ma vuole raccontare le tante storie di donne e di uomini che hanno lavorato alle Feste, dei loro cuori e delle loro idee. È un libro che racchiude la grande storia di chi ha creduto e crede nei valori della sinistra, nel bene del nostro Paese e lavora per rendere migliore il futuro di tutti.
Anche tu sei una di queste persone che lavorano e vivono la festa. Quali ricordi hai delle tue feste de l’Unità?
Ho cominciato a lavorare alle feste de l’Unità negli stand della Sinistra Giovanile quando c’era il disco pub “Puerto Rico”. Ho lavorato per tutte le sere, perché mi piaceva fare il cameriere. Quando sei lì ogni notte, alcuni personaggi li incontri di continuo, come ad esempio Andrea Mazzini, che può essere considerato non a torto la “mascotte” della festa. Così hos coperto il concetto di “il solito”, al punto che mi capitava spesso di anticipare le ordinazioni. Ricordo di due persone che si sedevano sempre allo stesso posto e ordinavano un caffè con il dietro o di un altro che prendeva un litro di acqua gasata e la beveva tutta da solo. Sono ricordi che condivido con molti altri ragazzi, però quando lavori in uno stand dalle sei di sera a notte fonda non vedi la festa nella sua interezza, come mi è invece successo per la prima volta l’anno scorso. Ero nello staff dell’organizzazione generale e credo di avere percorso decine di chilometri, per vedere gli stand, capire le loro caratteristiche e avere una visone complessiva. Ho visto che funzione come una grande macchina: per i primi due o tre giorni ha bisogno di qualche rodaggio ma man mano che aumenta la velocità fino ad arrivare all’ultimo giorno, al massimo delle sue potenzialità. Quando al festa comincia non sai come andrà, ogni anno è una prova diversa dall’altra, ma alla fine ogni problema si risolve. C’è una magia che fa sì che alla fine tutto funzioni.
Lo slogan della festa del 60° anniversario è “Italia sorridi”. Sapendo di avere vinto le ultime elezioni forse è più facile.
Non è vero. Non penso sia più facile. Abbiamo sorriso quando abbiamo avuto la certezza della vittoria, ma sarà un sorriso da conquistare giorno per giorno, perché governare è un lavoro quotidiano. Volevamo dare un segnale di fiducia e di entusiasmo al Paese. Lo stesso entusiasmo che anima i volontari che lavorano alle feste de l’Unità.