Intervento conclusivo alla Festa Lungofiume 2010
28 Luglio 2010 – 11:28 
Siamo giunti alla conclusione di questa edizione della Festa Lungofiume, la terza del
Pd. Abbiamo trascorso insieme 25 giorni straordinari. Abbiamo vissuto insieme
un’esperienza indimenticabile. Centinaia di volontari all’opera per garantire alle
decine di migliaia di cittadini che sono venuti a visitarci una Festa all’altezza delle
aspettative. Anziani militanti e giovani alla prima esperienza hanno reso possibile
ancora una volta quest’evento.
È con grandissimo orgoglio che intendo ringraziarli. Senza di voi non esisterebbe il
Pd. Un grazie ai volontari della Chiocciola, dell’Osteria, della Scogliera, del
magazzino, del Bar Cento Passi, della Pesca e a tutti coloro che hanno contribuito col
proprio lavoro a realizzare la Festa Lungofiume di quest’anno. Infine permettetemi
un ringraziamento particola al cuoco della Chiocciola, Luciano Lama, in queste ore
impossibilitato ad essere presente alla festa. E grazie anche a tutti voi, che siete
presenti questa sera, che credete sia giusto ascoltarci in questo comizio di chiusura
della Festa.
Noi non siamo uno schermo televisivo da guardare freddamente. Siamo vita reale;
potete toccarci e condividere questo spazio con noi. Possiamo discutere insieme
guardandoci negli occhi. Noi del Pd viviamo tra le gente perché crediamo nella gente.
Le feste sono uno degli strumenti che il nostro Partito ha a disposizione per stare
davvero tra le persone. Non ascoltate i cattivi maestri che vogliono privare forze
radicate e popolari come la nostra di questi mezzi perché nel momento in cui la
politica abbandonerà definitivamente le strade e le piazze, per restare confinata solo
nelle televisioni, allora dovremo preoccuparci seriamente della democrazia nel nostro
Paese.
Credo in un Pd popolare perché solo così potremo tornare nel cuore e nella testa delle
persone ed essere alternativa credibile a questa destra. Proprio nel cuore e nella testa
della gente, perché la sinistra, se non è soprattutto cuore e passione, allora non è
niente.
Anche se ora il vento sembra soffiare in altre direzioni, abbiamo il dovere di portare
avanti le nostre idee. Nel cuore e nella testa della gente si torna solo se si è autorevoli.
Per essere autorevole la politica deve essere esempio. La questione morale non è un
tema da consegnare a qualche storico perché oggi gli ideali e lo spirito di servizio
sono ormai fuori moda. Il Pd potrà salvare questo Paese dal declino in cui questa
destra lo sta avviando, solo se sapremo essere un esempio di integrità per tutti coloro
che credono nell’onesta. Onestà non è sinonimo di ingenuità.
Un uomo giusto, il filosofo Socrate fu condannato a morte dagli ateniesi invidiosi del
seguito che aveva sulle giovani generazioni e, poco prima di bere la cicuta che lo
avrebbe ucciso ricordò ai suoi discepoli di non cessare mai di stimolare, di
persuadere, dovunque essi fossero, come un tafano che punge ai fianchi una cavalla
di buona razza che vuole dormire, i detentori del potere.
La politica non può essere una scorciatoia per fare carriera.
Spirito di sacrificio e sudore, tanto sudore, devono essere alla base dell’impegno
politico e amministrativo. A Imola la pensiamo così.
Sopratutto i giovani che si affacciano sulla scena pubblica siano autonomi nel
pensiero e nell’azione perché alla fine saranno premiati per le loro idee e non per le
loro relazioni.
Un grande italiano, morto a 25 anni a causa delle botte degli sgherri del Fascismo e
che forse dovremmo ricordare di più, Piero Gobetti disse che il male dell’Italia era
“quel potere economico, inzuppato nel privilegio parassitario, ammanicato con il
potere politico”. Anche se furono scritte più di 80 anni fa, sembrano parole di oggi.
Oggi potremmo chiamarla cricca.
Ogni uomo ha diritto alla ricerca della felicità. Se si pensa di avere solo dei diritti,
una società fatica ad essere coesa, perché nel momento in cui lo Stato chiederà di
svolgere appieno il ruolo di cittadini, la risposta rischierà di essere solo indifferenza
al bene comune, se non addirittura, fastidio.
Dimensione pubblica e dimensione privata non sono e non devono essere in
contrapposizione. In questo senso il ruolo e l’esempio della politica risultano decisivi.
Il cittadino trova la sua felicità nella consapevolezza che si è davvero parte di una
comunità se si rispettano le leggi che, insieme, si sono create. Doveri e Diritti
camminano perciò insieme
E allora, noi italiani siamo davvero felici? No, non siamo felici, anche se pensiamo di
saperla più lunga della altre Nazioni e che, in fin dei conti, anche questa volta ce la
caveremo; sono convinto che questa volta sia in gioco ben altro che la semplice
ripresa economica. Forse, questa volta, ci giochiamo qualcosa di più. Qualcuno ha
pensato che per avere il potere bastasse comprarci: “italiani – ci viene detto ormai da
tempo – sentitevi liberi da qualunque vincolo di solidarietà: perché essa è un valore
vecchio, come la sinistra. Oggi vincono i cinici e perdono gli onesti”, ci viene detto.
Ma è davvero questa la strada che vogliamo per i nostri figli? Oppure c’è
un’alternativa? L’Italia si trova ad un bivio: o decidiamo che vogliamo essere
veramente cittadini o, peggio, decidiamo che ciascuno debba pensare a se stesso. Io
voglio scegliere la prima strada. Sarà quella più difficile, ma ritengo sia quella giusta.
Pensiamo davvero che questa crisi ci consegnerà un mondo e un Paese più equi? Io
credo di no. E cosa sta facendo la destra? Nel momento in cui il Paese si trova nella
crisi sociale più forte dal dopoguerra, la discussione politica verte sulla questione
delle intercettazioni. C’è qualcosa che non va.
Non possiamo mancare questo appuntamento con la storia. Proprio oggi, di fronte
all’apice della forza della destra, è venuto il momento di ricostruire una nuova cultura
democratica.. Come quando negli anni ’80 dell’800 le forze che intendevano
rappresentare le classi lavoratrici capirono che era necessario trasformarsi in partito e
portare nel sistema politico, attraverso gli strumenti democratici, le masse, oggi ci
troviamo ad un bivio simile. Oggi più che mai l’affermazione di un grande imolese,
Andrea Costa “rituffiamoci nel popolo” perché è “troppo tempo siamo stati chiusi tra
di noi” torna d’attualità. Oggi non si tratta di rappresentare per la prima volta i
lavoratori, ma si tratta di riformare una volta per tutte questo Paese. Chi può
rappresentare sul serio le forse innovatrici che, nonostante tutto, sono nella società
italiana, se non i democratici?.
Se la destra pensa che l’istruzione e la formazione siano questioni secondarie, noi
crediamo invece che una nuova crescita possa essere possibile solo se investiremo
nella scuola e nell’università.
Qualcuno disse che “l’educazione è il pane dell’anima” e aveva proprio ragione. Un
popolo non si misura solo dalla ricchezza materiale che può vantare, ma soprattutto
da quanto valore da’ alla ricerca e all’istruzione per i propri giovani.
Il futuro è quello che sapremo costruire noi. Se non lo faremo, saremo destinati a un
lento declino. Perché, come ci ha ricordato qualche giorno fa il Presidente Vasco
Errani, la politica potrà tornare a parlare ai giovani se saprà tracciare la strada per il
futuro.
Quale idea di società abbiamo in mente per i prossimi 30 anni? La destra pensa al
presente e non ha un progetto. Torniamo a progettare il futuro, anche in questo sta
l’autorevolezza che la politica deve tornare ad avere.
Dopo la guerra la politica ricostruì l’Italia perché i partiti, pur con grandi differenze,
avevano un progetto per il Paese. Oggi dobbiamo riprendere quello spirito; il Pd deve
riprendere quello spirito.
Da questa destra ci separa un abisso culturale. Loro pensano che ciascuno debba fare
per sé, noi crediamo invece nella solidarietà. A Imola abbiamo un progetto di società
perché pensiamo che i medici debbano curare le persone, non denunciarle;
pensiamo che tutti i cittadini abbiamo pari dignità e chi ha di più debba dare di più
per sostenere i servizi; pensiamo che tutti i bambini abbiamo diritto all’accesso al
nido;
pensiamo che i cittadini abbiamo diritto alla casa e all’assistenza sanitaria pubblica;
pensiamo che il rispetto dell’ambiente non sia una inutile perdita risorse, ma al
contrario sia una straordinaria occasione per portare nuova crescita;
pensiamo che la sicurezza dei cittadini si realizzi sostenendo le forze dell’ordine e
non utilizzando slogan televisivi;
pensiamo che il lavoro non debba essere sola una parola scritta nella costituzione, ma
sia parte integrante della dignità delle persone;
noi a Imola pensiamo che aiutare gli altri nei momenti di difficoltà sia normale e non
una perdita di tempo.
Sono convinto che all’Italia serva un nuovo Risorgimento. Riscopriamo i grandi
ideali che ne furono alla base, perché, anche se solo per un momento, l’Italia di
Mazzini, Garibaldi, Cavour e Vittorio Emanuele illuminò il mondo.
Oggi l’Italia deve svegliarsi dal torpore in cui il miraggio della destra
neoconservatrice l’ha posta. È in ballo lo stesso patto che ci unisce. Il Sud,
nonostante i grandi passi avanti, è rimasto un’area arretrata; la democrazia ha tardato
decenni a svilupparsi ed è comunque rimasta prigioniera di mafie, clientelismi e
conflitti d’interessi; le corporazioni continuano a strozzare le energie più giovani; le
menti migliori e gli onesti preferiscono andarsene all’estero per trovare spazio ed
opportunità. Abbiamo bisogno di tornare ad entusiasmarci per la vita pubblica della
nostra comunità .
Qui sta il punto.
Dobbiamo costruire il consenso tra gli italiani su un progetto riformatore. Dobbiamo
dire agli italiani che il patto che ci unisce si rinnova dando più spazio alla scuola;
dando ai giovani possibilità concrete per costruirsi un vero futuro, dando alle donne
più potere perché ancora oggi devono sostenere un carico doppio di responsabilità
rispetto agli uomini; dando agli immigrati fiducia perché sono l’energia nuova
dell’Italia.
A 150 anni dall’unità sembra che le motivazioni che ci hanno uniti siano venute
meno. Eppure c’è una luce. C’è speranza perché le forze che vogliono cambiare il
Paese ci sono, bisogna solo liberarle.
Tocca a noi, tocca al Pd farlo. È il nostro compito più grande.
Sono convinto che insieme a tutti voi potremo farcela.
Grazie a arrivederci al 2011!
Marcello Tarozzi
Resp. Organizzazione







