Rituffiamoci nel popolo
9 Marzo 2010 – 12:42

Con il rischio di andare contro un certo modo di pensare ormai consolidatosi negli ultimi venti anni, sono convinto che al nostro Paese, per uscire dalla crisi politica in cui si trova dalla caduta della prima Repubblica, servano partiti veri. Forse il partito di massa che abbiamo conosciuto fino ad un recente passato è una realtà scomparsa, ma credo che per creare le condizioni politiche e culturali necessarie ad un riscatto dell’Italia, sia fondamentale che nel nostro Paese si consolidino partiti in grado di stare tra la gente.
I comitati elettorali e i partiti liquidi lasciamoli alla destra che aveva pensato che fossero sufficienti il leader e il suo carisma. Leader e carisma forse servono ad ottenere consenso nel breve periodo, ma non sono sufficienti per rafforzarlo.Nei primi cinquant’anni di vita democratica della nostra Repubblica i partiti avevano svolto un ruolo decisivo nell’educazione politica dei cittadini. In quei partiti, chi più chi meno, si discuteva e si promuoveva elaborazione politica. Erano partiti che formavano classi dirigenti. Certo, si creò un sistema perverso, nel quale la politica era divenuta non poche volte mezzo per il malaffare, ma il sistema democratico per molti anni crebbe. Per molto tempo i partiti furono mezzi per trasformare la società in meglio. Oggi abbiamo partiti deboli e proprio per questo con maggiori probabilità di rimanere ostaggi di interessi di parte. Avere iscritti e luoghi deputati alla discussione contribuisce invece a ostacolare coloro che pensano ai partiti solo come strumenti di potere.In questo Paese è necessario che i riformisti si pongano seriamente la “questione del partito”. Per avviare quella “rivoluzione culturale” che sarà necessaria per rendere il riformismo maggioritario da un punto di vista culturale, sarà decisivo un Partito Democratico forte, radicato e in grado di produrre elaborazione politica e culturale. Il vero ostacolo a questo grande progetto riformatore negli ultimi venti anni è stata proprio la mancanza di un grande partito riformista. Un partito vero e non un simulacro.Abbiamo bisogno di un partito che abbia coraggio e che stia tra i cittadini; di un partito che sappia ascoltare e che sia capace di proporre idee nuove; di un partito che non rinunci a costruire gruppi dirigenti autonomi. Abbiamo bisogno di un partito che possa prendere in mano l’Italia e ricostruire lo Stato democratico.Lo sfascio delle istituzioni è anche la conseguenza della cultura promossa dalla destra in questi anni. Non possiamo mancare questo appuntamento con la storia. Proprio oggi, di fronte all’apice della forza della destra, è venuto il momento di ricostruire una nuova cultura democratica. Come quando negli anni ’80 dell’800 le forze che intendevano rappresentare le classi lavoratrici capirono che era necessario trasformarsi in partito e portare nel sistema politico, attraverso gli strumenti democratici, le masse, oggi ci troviamo ad un bivio simile. Oggi più che mai l’affermazione di Andrea Costa “rituffiamoci nel popolo” perché è “troppo tempo siamo stati chiusi tra di noi” torna d’attualità.Oggi non si tratta di rappresentare per la prima volta i lavoratori, ma si tratta di riformare una volta per tutte questo Paese. Chi può rappresentare sul serio le forse innovatrici che, nonostante tutto, sono nella società italiana se non i democratici? È questo il momento per avviare quella rivoluzione culturale di cui parlavo all’inizio, ma per farla abbiamo bisogno di porre fin da subito, come ha capito bene Bersani, la questione del partito. Senza un forte Partito Democratico non si potrà cominciare questa straordinaria iniziativa politica e culturale. Non possiamo perdere quest’ultima occasione. Marcello Tarozzi







